Il vinile da prodotto di consumo a prodotto da collezione
Nel loro momento di maggior diffusione, i dischi – quelli in vinile, per capirci – erano calcolati merce di consumo. Roba che si compra, si ascolta, si consuma per poi comprarne altra e ricominciare da capo. Negli anni 60, 70 e 80, nessuno pensava di manutentare il proprio archivio sonoro. Dunque le copertine, per l’uso frequente, si sgualcivano, i dischi si strisciavano e si sporcavano e nessuno trovava deleterio questo processo.
Con il sorgere di una nuova tecnologia, il digitale, gli LP hanno iniziato a sparire dagli scaffali per fare posto al compact disc, e in contemporanea è iniziato il collezionismo del vinile, percepito non più come oggetto di consumo, ma da collezione. Da qui la necessità di preservare i preziosi dischi dall’invecchiamento e dal danneggiamento.
Come proteggere i propri dischi in vinili
Oggi pare normale vedere una collezione di dischi imbustati e protetti, ed è la prima cosa sana da fare con un disco nuovo: togliere il cellophane originale, che peraltro è origine di cariche elettrostatiche che inficiano l’ascolto, e inserire il disco in una busta in plastica trasparente, per proteggere la copertina.
Anche il disco stesso si può proteggere, inserendolo in una busta antistatica che eviterà perniciosi sfregamenti del nostro vinile sui bordi delle inner sleeve (le buste interne dei dischi).
Come pulire i propri vinili
Ma soprattutto i dischi con qualche decennio di vita si possono pulire con varie tecniche. Nel corso del tempo si sono succeduti molti sistemi per pulirli, dai liquidi “miracolosi” degli anni 70 (rivelatisi pessimi nel tempo, perché lasciavano sulla superficie residui grassi che uniti alla polvere formavano una morchia in fondo ai solchi impossibile da rimuovere) al celebre rullo Nagaoka, buono per una rapida pulizia di emergenza, fino alle varie lavadischi a bagno, con o senza aspiratore (Knosti, Okki Nokki, etc). Negli ultimi anni sono arrivate sul mercato le lavadischi a ultrasuoni, che bombardano con frequenze altissime (35-40 mila Hertz) i dischi in un bagno di acqua distillata e alcol isopropilico. Tra queste ho scelto quella che ritengo la migliore per efficacia: la Kirmuss Audio KA-RC1
Quella che ritengo la migliore è un prelavaggio con la lavadischi Knosti in una miscela di acqua distillata e alcol isopropilico, seguito da un ciclo di cinque minuti in una lavadischi a ultrasuoni.
Solo quest’ultimo è in grado di rimuovere in maniera efficace polvere e sporcizia annidata nei solchi, specie quando sono stati maneggiati in modo sbagliato, pinzandoli con le dita e sporcandoli con l’unto dei polpastrelli, che mescolandosi con la polvere finisce per creare uno strato di morchia in fondo ai solchi. Il principio è più o meno lo stesso della detartrasi per la pulizia dei denti. La superficie da pulire viene bombardata con frequenze altissime (nell’ordine dei 35-40 kHz) e in questo modo la sporcizia si stacca da sola.
È un sistema che offre solo vantaggi, dato che non procura alcun danno al disco e anzi lo può riportare a livelli di eccellenza sonora. Naturalmente, una pur efficace pulizia non rimuove i graffi. Tuttavia, per l’esperienza che mi sono fatto in diversi anni di utilizzo, una buona pulizia può ridurre in modo sensibile anche fruscii e click nell’ascolto.